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Perche’ le elezioni europee siano veramente europee e democratiche

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Rendi i cittadini europei uguali prima delle elezioni del Parlamento europeo

Credevi che le elezioni europee fossero europee: ma sapevi che un partito europeo è, di fatto, vietato in ogni Stato membro UE?
Credevi che fossero veramente democratiche: ma sapevi che in Francia ogni partito deve pagare più di 1 milione di euro per sostenere queste elezioni, e che in Italia, Polonia e Romania ogni nuovo partito (non quelli già esistenti) deve raccogliere rispettivamente 150 000, 130 000 e 200 000 firme di cittadini per essere autorizzati a concorrere alle elezioni UE?

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Una vera democrazia in Europa sarà possibile solo quando il Parlamento europeo sarà eletto dagli europei con una singola votazione trans-europea: solo così sarà dotato di vera legittimità europea e potrà quindi rappresentare la volontà politica europea. E non sarà più quello che è oggi, cioè un minimo comune denominatore di più di cento partiti nazionali.
Solo così le elezioni del Parlamento europeo diventeranno veramente europee. Il sistema attuale non è che un’enorme frode, che maschera la triste realtà del monopolio dei partiti nazionali sul sistema politico europeo.

Newropeans esige che le elezioni europee siano realmente europee e democratiche.
Perciò:

  1. Le elezioni europee devono aver luogo lo stesso giorno in tutti i paesi europei
  2. Le procedure elettorali utilizzate devono essere omogenee e garantire la maggiore rappresentanza possibile e non assicurare la vittoria dei partiti più grandi con metodi ingiusti, opachi e anti-democratici: in particolare metodi di voto e proporzionalità non devono avvantaggiare i grandi partiti già esistenti, a discapito di quelli piccoli e nuovi.
  3. L’esigenza di firme (se richiesta) dev’essere la stessa per tutti i partiti di uno stato membro. Il numero di firme richiesto dev’essere ragionevole e basato su una procedura identica all’interno dell’UE, oltre che applicato a tutti i partiti, non solo quelli nuovi.
  4. I materiali elettorali devono essere finanziati totalmente dall’UE, o per lo meno da ogni Stato membro: ciò per assicurare una rappresentanza giusta e omogenea all’interno dell’UE.
  5. L’âge légal de participation à ces élections, tant comme électeur que comme candidat doit être le même dans chaque pays membre: Elle est la condition d’une représentation homogène dans l’ensemble de l’Union européenne.

LA SITUAZIONE ODIERNA

Qualsiasi partito veramente europeo è vietato nei Paesi UE!
Anche per le elezioni europee ogni partito dev’essere un partito nazionale registrato dalle autorità nazionali competenti.
Conseguenze:
- I partiti nazionali rimangono padroni del gioco e nessuna decisione che rispecchi gli interessi europei può essere implementata. Le politiche europee sono prima politiche nazionali e ogni Stato difende innanzi tutto i suoi interessi nazionali senza una visione europea comune.
- Essendo la Commissione europea nominata dai capi di Stato e di Governo, ogni decisione europea risulta essere il risultato di una concertazione tra gli esecutivi degli Stati membri, con un ruolo limitato del Parlamento europeo, il quale – fatto unico nel panorama democratico - non ha alcun potere d’iniziativa legislativa perché è riservato alla Commissione.

Ci sono all’incirca 110 partiti nazionali (in media 4 per Paese), ciascuno con i propri programmi e senza coordinazione europea, che si troveranno ripartiti in 8 gruppi politici al Parlamento europeo a giugno 2009. Programmi nazionali che differiscono sensibilmente da Paese a Paese e l’assenza di maggioranza tra partiti con orientamento simile nel Parlamento europeo, creano ’coalizioni di circostanza’ tra gruppi di sensibilità opposte.
Conseguenze:
- Totale assenza di una direzione europea chiara. I cittadini europei non si riconoscono nelle decisioni prese, le quali sono diluite in un Parlamento debole tra gruppi politici astratti e con il minimo comune denominatore.
- Tasso di partecipazione alle elezioni europee che continua a scendere dal 1979. La media UE era del 63% nel 1979, non era più del 45% nel 2004 e così anche nei maggiori Paesi fondatori (nel 2004 39%, 42,7% e 43% in Olanda, Francia e Germania. In Italia la partecipazione, tradizionalmente più alta che negli altri Paesi, è scesa dall’85,6% del 1979 al 71,5% del 2004).

Nessuna decisione viene presa dagli Stati membri o dalla Commissione europea per cambiare o denunciare questa completa mancanza di armonizzazione di questo evento chiave per la vita democratica: l’elezione del Parlamento europeo.
La Commissione europea si impegna energicamente al fine di armonizzare ogni settore della vita dei cittadini:economia, diritto civile, penale, commerciale…Nessun campo può sfuggire a questa armonizzazione, tranne uno: il diritto di avere elezioni europee veramente democratiche, che rappresenta l’unica garanzia di una reale rappresentanza dei cittadini europei!
Conseguenza:
- Nulla può cambiare con questa modalità d’azione dell’UE, il che causa il disinteresse, la sfiducia e l’insoddisfazione di un crescente numero di cittadini, oltre ad aver causato la crisi istituzionale che stiamo vivendo da 4 anni, con il rigetto della Costituzione europea e del trattato di Lisbona ( e ne causerà altre).

LE BARRIERE ALL’ENTRATA SONO UN CRESCENTE OSTACOLO PER I NUOVI PARTITI

La caratteristica principale di ogni rappresentanza democratica è quella di assicurare la migliore rappresentanza possibile, senza riguardo per dimensione, importanza fisica e finanziaria del movimento. Certi Stati membri sono comunque diventati esperti nell’assicurarsi la supremazia nell’ordine esistente (il loro ordine).

Principale processo usato:
Il sistema elettorale più diffuso nell’UE è quello proporzionale, ma certi Stati membri hanno0 creato di proposito barriere utili a garantire la supremazia dei principali partiti nazionali.

La modalità di voto (distretti)
La scelta del tipo di scrutinio è cruciale. Più è basso il numero di seggi da attribuire, meno è rilevante l’effetto proporzionale dello scrutinio. Suddividere il territorio comporta uno svantaggio per i piccoli partiti. Tre Paesi usano tradizionalmente questo sistema: Gran Bretagna, Irlanda e Belgio (unico giustificato da forti disparità regionali). Un Paese ha deciso di applicarlo dal 2004: Francia.

Liste bloccate o aperte
In una lista bloccata l’ordine dei candidati determinato dal partito è necessariamente l’ordine dei candidati eletti se la lista raggiunge il numero necessario di voti. Al contrario, una lista aperta permette ai votanti di scegliere l’ordine dei candidati che vorrebbero fossero eletti, o di votare per più liste, il che lascia molto potere decisionale ai votanti.
Mentre la maggioranza dei Paesi UE adotta un sistema di liste aperte, altri non lo fanno: Germania, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Estonia, Ungheria e Polonia.

Metodo di distribuzione usato
Il metodo di Hondt favorisce i partiti grandi, specialmente se i seggi sono pochi (caso dei paesi piccoli o con molte circoscrizioni). E’ il metodo usato dalla maggioranza degli Stati membri, di cui due usano anche un sistema di distretti: Francia e Gran Bretagna.
Il metodo Sainte-Lagüe aumenta la proporzionalità del sistema favorendo i partiti più piccoli: è comune nei Paesi scandinavi.

La soglia di sbarramento
Alcuni Stati membri implementano una soglia di sbarramento: 5% Germania, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Francia (per quest’ultima si discuterà il 7%); 4% in Austria, Svezia ed Italia; 3% in Grecia. Quando i seggi da attribuire sono molti, in particolare se il territorio nazionale è un singolo distretto (Francia dal 1979 al 1999), questa soglia esclude una lista anche se ha raccolto abbastanza voti da ottenere, in condizioni normale, l’elezione di uno o più candidati.
Quando si attribuiscono meno seggi, la soglia ha spesso solo ruolo teorico, perché in realtà sarebbe comunque necessario ottenere una percentuale di voti più alta, per sperare di ottenere un eletto. La soglia effettiva è quindi più elevata della della soglia legale.

Le firme dei cittadini
Certi paesi hanno ritenuto necessario istituire l’obbligo, per i nuovi partiti, di raccogliere un determinato numero di firme. Questo numero varia dalle poche centinaia in Lussemburgo (250) alle centinaia di migliaia, per esempio in Romania (200 000 ). Se poche migliaia di firme in Germania (4000), Svezia (1500), Belgio (5000 per circoscrizione), Spagna (15 000 firme o l’appoggio di 50 sindaci o consiglieri eletti), o 10 000, 15 000, 20 000, rispettivamente per Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, possono essere giustificate, cosa dire delle 150 000 richieste in Italia (30 000 - 35 000 per circoscrizione), 130 000 in Polonia (10 000 per circoscrizione) o 200 000 per la Romania?!
Il costo per un nuovo partito è ovviamente più alto in questi Paesi in quanto a risorse umane e finanziarie. Il tempo a disposizione per raccogliere le firme è limitato (dai 6 agli 8 mesi prima delle elezioni, fino a 2 mesi prima). Come sempre i partiti già esistenti sono esentati da ciò.

Costo del materiale elettorale
Nella maggioranza dei Paesi UE il costo delle elezioni (la partecipazione fisica con volantini, lettere, poster…) è pagato dallo Stato, anche se è richiesta una caparra da parte dei partiti nella maggioranza dei casi. L’ammontare della caparra va dai 90 € per Malta agli 11.250 € per l’Olanda o i 60.000£ per la Gran Bretagna. Queste somme vengono rimborsate se i partiti raggiungono dall’1 al 3% dei voti, a seconda del Paese.
Le eccezioni sono Repubblica Ceca, dove ogni partito spende l’equivalente di 10 000 € (rimborsati se si raggiunge l%) e Francia, dove i partiti che concorrono per gli 8 distretti spendono più di un milione di euro! In questo Paese, la soglia di voti da raggiungere per richiedere il rimborso è il 3%, la più alta nell’Unione europea. In Italia, sono previsti rimborsi forfettari per i partiti che abbiano ottenuto almeno il 2%. Nessun rimborso e nessun aiuto per le spese relative alla raccolta delle firme: stampa dei moduli, volantini, manifesti, tavolini, gazebo... tutto a carico dei partiti, naturalmente solo quelli piccoli e nuovi, che per definizione non hanno soldi.
Come possono dei partiti indipendenti avere la possibilità di accedere alle elezioni a queste condizioni? Non è la caratteristica di ogni democrazia assicurare un accesso equo per ogni partito?

L’età legale dei partecipanti alle elezioni
Quest’ultimo punto riguarda i votanti ed i candidati. E’ necessario che l’età minima per votare ed essere votati sia identica in ogni Paese, al fine di assicurare una rappresentanza omogenea nell’UE.
L’età legale per votare è 18 anni nella quasi totalità dei Paesi UE (tranne l’Austria che permette il voto a 16 anni), ma ci sono grandi disparità riguardo all’età legale per essere candidati: 18 anni per 12 Stati membri, 21 per 10 Stati membri, 23 per 2 di loro e 25 per altri 3 (tra questi l’Italia).

CONCLUSIONE

Se ci fosse un concorso tra i Paesi meno democratici dell’UE, basato sui criteri menzionati, il podio andrebbe a:

  1. Francia
  2. Italia e Gran Bretagna
  3. Polonia e Romania

Le elezioni europee saranno veramente europee e democratiche solo quando regole e procedure verranno unificate. Queste ultime dovrebbero essere il più aperte possibile ed incoraggiare la maggiore rappresentatività e diversità possibile.
I partiti trans-europei dovrebbero essere esplicitamente riconosciuti ed autorizzati nell’UE ed in ogni Stato membro! Questa è l’unica condizione per una democrazia europea veramente rappresentativa!


1 Parlamento europeo. 27 procedure nazionali